LARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA PDF

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Larte Di Correre Sotto La Pioggia Pdf

Author:DARCEY EILERTSON
Language:English, French, Dutch
Country:Bahrain
Genre:Biography
Pages:375
Published (Last):17.11.2015
ISBN:829-7-57474-361-9
ePub File Size:18.57 MB
PDF File Size:18.17 MB
Distribution:Free* [*Registration needed]
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L'arte di correre sotto la pioggia, L'arte di correre sotto la pioggia by Garth Stein. L'arte di correre sotto la pioggia. by Garth Stein; Mondadori,. Print book. Indietro. Eugénie Grandet. Honoré de Balzac. Formato site. EUR 2,99 · L'arte di correre sotto la pioggia (Bestseller Vol. ). Garth Stein · 4,4 su 5 stelle Quando mi sollevai — cencio sozzo e puzzolente — di sotto la macchina capovolta, aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. . sotto una triste tettoia tamburellata da una pioggia monotona, e ci vedranno L'arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia.

Si tocca il volto e cerca negli occhi, con il mare incastrato dentro, quel che vi resta di vivo.

La studia come le mappe misteriose che da bambino amava contemplare per disincagliarne tesori e isole, navi e onde. Le cose investite di troppa luce proiettano altrettanta ombra, ogni luce ha il suo lutto, ogni porto il suo naufragio. Con le mani si copre il volto acerbo, come se si potesse ascoltare un viso con le dita. Assomiglia a un marinaio sul molo, in attesa di un contratto dopo un forzato riposo. La guarda ancora. E ancora. Permette a luce, vento e sale di modellargli la carne e i pensieri.

Luce, vento, sale facciano di lui quello che vogliono, come da millenni trasformano persino la pietra infeconda degli scogli. Il ragazzo ha diciassette anni e la vita da inventare.

Diciassette non promette buona sorte, persino gli attori sono brutti a diciassette anni e non credono che diverranno belli.

Non ha il filo da dipanare per non smarrirsi nei corridoi delle sue paure. Che ne sanno i ragazzi di come si diventa uomini? Forse semplice potrebbe essere lui, e lasciare alla vita il suo labirinto di luce e lutto. Ignorano il dolore che ci vuole a diventare e quanto coraggio serve a perdere le illusioni. Per un istante lei smette di incantare e incatenare, ha occhi per fissarlo, gelosa, artigli per ghermirlo, vorace come ogni sirena, quasi a svelare la notte che cela incastrata nel cuore.

Alle finestre assediate dal caldo estivo qualche tenda scatta come un serpente lasciando entrare i soffi lenti e tenaci di scirocco. Rari refoli di mare temperano la calura, persino la risacca digrigna affaticata. Si avvicina alla sua Uno rossa, divorata da sole e ruggine.

Ha sei anni, una maglietta bianca e un paio di pantaloncini sporchi, ai piedi ciabatte da mare e a casa Maria come madre acerba. E basta. Non lo dico a nessuno. Io sono troppo piccolo. Come ti permetti? Miii, ce le hai grandissime, don Pino! Piccolo, come un seme nella terra, come quelli dei fiori che sua madre teneva sul balcone, come i grumi di lievito che metteva nella pasta del pane. Magari sto segreto tu lo sai, visto che sai un sacco di cose difficili. Francesco rimane immobile, gli occhi inchiodati a terra.

Finalmente trova le chiavi e fa per aprire, ma Francesco non si sposta, di pietra. Don Pino si china per guardarlo dal basso, di carne. Ma io non sono tuo padre. Questo lo sai? Don Pino sorride anche lui, sale in auto e gli fa il gesto delle corna.

Don Pino finge di arrabbiarsi e mette in moto. Il bambino bussa sul vetro con il viso improvvisamente preoccupato. Don Pino lo abbassa. Si osserva nello specchietto e vede un volto serio.

Quei bambini gli occupano il cuore come scalciano nel grembo di una madre. Finiranno per scardinarglielo, quel cuore piccolo che si ritrova.

E poi non sa quanto tempo gli resta. Il passaggio a livello che separa Brancaccio da Palermo, come un ghetto. Guarda nella direzione da cui proviene il treno.

Si sporge come se ci fosse una linea da non oltrepassare. Don Pino non fa in tempo a scendere dalla macchina che il treno sfreccia davanti a lui e inghiotte la bambina.

I suoi capelli impazziscono nel risucchio dei vagoni, che lei fissa come lo srotolarsi di una pellicola al cinema. La sua fantasia insegue quel treno e ne riempie ogni possibile destinazione.

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Vorrebbe salire, con la sua bambola, per portarla lontano. Non sa dove vanno i treni, sa che vanno lontano. Non sa chi sia quella bambina, che solo per un attimo ha visto volare via con il suo vestito colorato verso un treno impossibile da raggiungere.

E se fosse stata travolta? La sbarra si rialza. A sposarsi? Pensa alla bambina. Suo nonno lavorava con i treni e gli raccontava i viaggi sui binari. Su quei frantumi il Cacciatore cammina. E figli suoi ne ha, tre. Poi ci sono tutti gli altri, a cui assicura un futuro ampio quanto basta per accontentarsi e obbedire. Il Cacciatore. Come due lupi che controllano il territorio, vagano apparentemente senza meta nel labirinto di scirocco del quartiere.

Quarti di bue appesi a ganci mostrano senza vergogna la loro carne e le interiora molli. Motorini in riparazione sporchi di grasso.

Forme di pane con la crosta ricoperta di semi di sesamo. Scope, detersivi, profumi, giocattoli, palloni. Gli occhi del Cacciatore lanciano rapide occhiate intorno per poi tornare fermi e fissi, ha tutto sotto controllo, anche quando non sembra.

Ha una vestaglia e i bigodini. Salutano il Cacciatore, che sorride come un padre ai suoi figli. Agli sbirri? E quanti anni hai? Il Cacciatore ha i capelli incollati alla testa, arricciati come quelli di un arabo.

Come sa benedire lui con la pistola ce ne sono pochi a Brancaccio. Se non ci fossero loro, Nuccio si annoierebbe, non avrebbe i soldi per le sigarette e dovrebbe anche cercarselo, un lavoro.

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I suoi genitori glielo hanno detto mille volte, ma lui non vuole spaccarsi la schiena come suo padre e sua madre per tutta la vita. E per cosa poi? Per spaccarsi la schiena, appunto. Vuole farsi una villa al mare e portarci la sua ragazza. I pesci senza palpebre la natura li ha condannati a vedere tutto pure mentre muoiono.

Non dice una parola il Cacciatore. I gesti bastano per chi ha potere e le parole non si mettono di mezzo se non sono necessarie. Febbrile, un uomo con un grembiule sporco di sangue e squame, un coltello largo due spanne, taglia un trancio di pescespada e lo avvolge nella carta. Lo mette in un sacchetto.

Ci fa scivolare dentro una busta. Lo porge al Cacciatore, senza guardarlo negli occhi. Il Cacciatore controlla il contenuto. Nuccio osserva quella consapevole freddezza. Gli occhi della preda si svuotano subito, non come quelli dei pesci, che ci mettono troppo a morire.

Le cose che si devono fare si devono fare. Ha una famiglia da mantenere, tre bambini meravigliosi che ama come le sue pupille. Il lupo deve garantire il pasto al branco. Sbirri, rivali, traditori.

Sono animali umani. O come minchia si vuole. I suoi figli vanno difesi e cresciuti per bene. Era stufo di sentire i suoi amici vantarsi di azioni mai compiute e aveva bisogno di soldi. Pianificare e agire con freddezza, come un serpente. Vengono persone pure da Palermo, dai quartieri dei ricchi. Gli ha fatto bucare le ruote dei motori di quei ragazzi che parlano in italiano. A scuola i bambini ci vanno quando vogliono, i compiti ci pensano loro a darglieli.

Quello che si vuole basta prenderselo con le mani, o con gli artigli che ti spuntano presto se non arrivi al pezzo di carne che ti spetta, come succede ai lupi. A furia di afferrare, gli artigli spuntano per forza. Nuccio non ha ancora ucciso nessuno. Aspetta il suo momento. Per ora si occupa di spaccio, di riscuotere il pizzo e di alcune buttane.

Il Cacciatore guarda la strada assolata. Conoscere la strada e le sue regole. Dominare per non essere dominati. Quel prete non lo vuole capire. Che giornata meravigliosa: luminosa e calda, da fare il bagno a mare. La apre e ci sono duecentomila lire per Maria. Si mette la busta in tasca e sale. Suona e una ragazza con gli occhi scuri da principessa araba e le occhiaie blu da prostituta schiude uno spiraglio di porta.

Entra in cucina e butta il trancio di pescespada sul tavolo. Si volta e fissa Maria. Francesco li guarda. Ridono e ride anche lui, ma per finta, per non sentirsi solo.

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Il cane ha una zampa frantumata, un occhio svuotato e il fianco impregnato di un liquido nerastro. Da quella palazzina da sempre in costruzione e abbandonata per sempre, con i materassi e le siringhe, si vedono i tetti delle case e pezzi uniformi di cielo.

Trascinano il cane sul bordo di quella che nel migliore dei mondi possibili sarebbe stata la stanza dei giochi di un bambino, dove il cane se ne sarebbe stato accucciato, a sognare cacce e carne. Francesco vorrebbe essere a scuola, ma sua madre stamattina non ce lo ha portato, e non gli ha neanche detto di andarci da solo. Lui la notte apre gli occhi e sente sua madre e gli uomini che ridono con lei.

La strada prima lo ha portato alla macchina di don Pino e poi incontro a Nuccio e dopo dove vuole lei, dove dice lei, dove finisce lei. Ora Francesco vorrebbe essere a scuola, con la maestra Gabriella, lei ha un buon profumo. Quel cane non ha nome. Non ha nessun nome un cane da duello. Un cane intero e pulito, come devono essere le cose. Un cane con gli occhi contenti. Ma si sa, a scuola ti insegnano le cose come devono essere, non come sono.

Francesco vede la bava rossa colare dai denti mutilati del cane senza nome. Vorrebbe vederlo rialzarsi sano come quello del cartellone della scuola.

Ma un cane non sente se lo chiami solo Cane. Potrebbe provare con Carlo Magno, come quello dei Franchi. Un giorno rimane dentro il mare per andare a cercare il fondo e tutti ancora aspettano che torni.

Lui quando va al mare ha paura di trovarselo davanti, Colapesce. Per questo non si allontana mai dalla riva. Il mare gli piace soprattutto quando ci va con sua madre, e lei si mette il costume verde e ha i capelli belli e sciolti. E poi gli bruciano gli occhi. Solo il mare e la sua classe gli piacciono.

A parte sua madre, le cose fuori dai cartelloni sono brutte. Le case non hanno il tetto e il fumo bianco che esce dal camino. Le ciliegie non le ha mai viste e le bottiglie servono solo a essere rotte con le pietre. E lui ha paura. Palermo, 3 aprile ;, pp. Palermo , 3 aprile ; , p. In un giardino pubblico c'erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L'aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle.

Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare; dolcissima sensazione, dopo essere stati sballottati per quattro giorni e quattro notti dalle onde! Palermo , 4 aprile ; , p. Palermo , 5 aprile ; , p. Mi fermai in una botteguccia di merciaio sulla via principale per farvi alcuni piccoli acquisti. A Napoli , ogni giorno, dei bravi ciuchini portano la spazzatura negli orti e nei campi; non potreste anche voi prendere o mettere in pratica un'iniziativa del genere?

Guardi quei cumuli di paglia e di canne, di avanzi di cucina e altro sozzume: si seccano tutti assieme e ci tornano addosso in forma di polvere. Tutto il giorno ci difendiamo dalla polvere.

Ma dia un'occhiata alle nostre belle, brave, eleganti scope: quando sono spuntate non fanno che ammucchiare davanti alle nostre case nuova sporcizia. Palermo , 5 aprile ; , pp. Palermo, 7 aprile ; , pp. Palermo, 9 aprile ; , pp. Palermo, aprile ; , p. Segesta, 20 aprile ; , p. Girgenti, 25 aprile ; , p. Ma appunto per questo gli architetti, sperando in continuatori altrettanto capaci, avevano preso certe precauzioni: sulle colonne si vedono ancor oggi i, resti d'un fine intonaco che doveva blandire l'occhio e insieme garantire la durata.

Girgenti , 25 aprile ; , pp. Esse si stendono per un lungo tratto, simili agli ossami d'un gigantesco scheletro [ Le due file di colonne che fiancheggiavano il tempio dai due lati giacciono a terra nella stessa direzione nord-sud, come se si fossero rovesciate tutte insieme, le une verso l'alto e le altre verso il basso d'una collina che si direbbe sia stata prodotta dal crollo della cella.

Tenute insieme probabilmente solo dalla trabeazione, le colonne precipitarono di colpo, forse in conseguenza d'un violento uragano, e ora sono distese allineate, spartite nei blocchi che le componevano. Girgenti, 26 aprile ; , p.

Girgenti, 27 aprile ; , p. Caltanissetta , sabato 28 aprile ; , p.

Per i muli vi sono bellissime stalle a volta, i servi dormono sul trifoglio destinato alle bestie, ma il forestiero deve provvedere a ogni sua occorrenza. Provvidenziale fu per noi nella circostanza il grosso sacco di cuoio prestatoci da Hackert [13] , che riempimmo provvisoriamente di paglia trinciata. Ma innanzitutto urgeva prendere disposizioni per la cena.

See a Problem?

Castrogiovanni , sabato 29 aprile ; , p. Taormina , 7 maggio ; , p. Le porte mancavano di serrature e di chiavistelli; quanto all'occorrente per ospitare clienti, il luogo ne era altrettanto sprovvisto quanto uno stallaggio qualsiasi, e nondimeno potemmo dormire tranquilli su un materasso che il servizievole vetturino era riuscito con le sue chiacchiere a strappare di sotto la schiena dell'oste.

Messina , 10 maggio ; , pp. Messina , 11 maggio ; , p. Napoli , 17 maggio ; , p. Napoli , 17 maggio ; , pp. Napoli , 27 maggio ; , pp.

Dice per esempio che a Napoli vi sarebbero da trenta a quarantamila fannulloni: e quanti non lo ripetono! Dopo aver acquisito qualche conoscenza delle condizioni di vita del Sud, non tardai a sospettare che il ritenere fannullone chiunque non s'ammazzi di fatica da mane a sera fosse un criterio tipicamente nordico.

Napoli , 28 maggio ; , pp. Per mesi e mesi si evita di stare all'aperto e ci si ripara in casa dalla bufera, dalla pioggia, dalla neve e dal freddo; le stagioni si succedono inarrestabili, e l'uomo che non vuol finire malamente deve per forza diventare casalingo. Napoli , 28 maggio ; , p.

Napoli, 28 maggio ; Sansoni, , p. Stavamo a un balcone dell'ultimo piano, col Vesuvio proprio di fronte; la lava scorreva; e il sole essendo tramontato da un pezzo, si vedeva la corrente di fuoco rosseggiare, mentre la fiamma incominciava a indorare la nuvola di fumo che l'accompagnava; la montagna faceva sentire profondi boati; sulla cima un pennacchio enorme, immobile, le cui differenti masse venivano squarciate ad ogni sbuffo come da lampi e illuminate a rilievo.

Veder tutto questo d'un colpo d'occhio e, a completare lo spettacolo meraviglioso, la luna piena che sorgeva dietro le spalle della montagna, era ben cosa da farmi sbalordire. Avevamo sott'occhio un testo, che alcuni millenni non sarebbero bastati a commentare. Napoli, sabato 2 giugno ; Sansoni, , pp.

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The art of racing in the rain: The art of racing in the rain. The art of racing in the rain [a novel]. Home About Help Search. All rights reserved.

Privacy Policy Terms and Conditions. Remember me on this computer. Cancel Forgot your password?Poi, a tarda ora, tornai a casa passeggiando lentamente per le vie. Non sono contento, eppure non mi manca nulla. E fu la storia di Kiki. He looks quickly about. Comprese che il punto di partenza era rompere i rapporti tra istituzioni e trafficanti.

Ti odieranno, ma ti sarai comprato il bene e tutto quello che volevi. For that alone I am indebted. Al tramonto andammo a visitare la Grotta di Posillipo, nel momento in cui dall'altro lato entravano i raggi del sole declinante.

NELSON from Salem
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